Esclusiva: IFOD alla prima di Neverland

10 settembre 2004

Ecco la recensione di Neverland direttamente dalla visione in anteprima del 5 settembre!
Si ipotizza che il film in Italia possa uscire col titolo “Alla ricerca dell’Isola che non c’è” (riusciamo a rovinare tutto noi italiani eh?).

Sono le 4 del mattino nella magica atmosfera della laguna veneziana e con gli occhi ancora lucidi esce dalla sala grande un pubblico sognante: i piedi per terra e la testa nell’Isola che non c’è. Ho appena visto un film o mi sono svegliata da un sogno fantastico? E’ la domanda che mi pongo io stessa, costeggiando il lungomare. Lentamente realizzo che quel sogno fantastico ha un nome ed è “Finding Neverland”
…Vi è un’isola in cui fate e folletti si aggirano in incantate foreste dai colori pastello. Un’isola in cui puoi essere indiano e pirata, in cui i cani possono diventare orsi e puoi danzare con loro nel mezzo di un circo approdato nel parco del quartiere e volare con un po’ di polvere di fata sui cieli di quel mondo sperduto…In quell’isola i sassi non sono solo sassi e se tu lo vuoi possono diventare diamanti.Lì puoi trovare tutte le persone che il mondo crudele ti ha sottratto ingiustamente, “basta crederci”…dice James, ce lo assicura: quel mondo si chiama Neverland, e l’ha creato lui.
Scrittore per vocazione, anche se per anni si ritrova a sbattere contro il muro della borghesia, James Barrie ha cercato di assecondare questo mondo creando ciò che esso voleva vedere: banali commediole.
Ma quelle opere non sono cosa da James, “posso fare di meglio!” dichiara alla presentazione della sua opera.
Il produttore fiducioso nonostante i numerosi fallimenti finanziari, “25 posti dati agli orfani! Ora il mio incubo è completo”, la mente preziosa di James non si ostina a mollare e sta per partorire qualcosa di veramente importante.
“Eri lì ma non c’eri”, questa la frase di sua moglie, stufa di avere un marito lunatico che passa le sue giornate scrivendo di mondi fantastici su una panchina del parco. James non demorde, quello è il suo mondo, ed è ostinato a condividerlo con chi ne ha bisogno.
E proprio in uno di quei pomeriggi al parco trova il suo compagno di avventure: imprigionato sotto la sua panchina da tiranni crudeli (i fratelli maggiori).Peter, quel piccolo fanciullo dallo sguardo malinconico e le orecchie un po’ a sventola trova in James l’aria che alimenta quella piccola fiamma di vivacità che dopo la morte del padre stava per spegnersi del tutto.
James da quel giorno intrattenendo i bambini con spettacoli e racconti passa le sue giornate con loro e viene a conoscenza dell’intera nobile famiglia (nonna perbenista compresa)affezionandosi a tutti i componenti, nutrendo un amore spirituale verso la madre dei fanciulli:la vedova Sylvia Lewelyn Davies. James finisce col prescegliere quella come la sua vera famiglia, portando risate e magia in un luogo in cui non si gioiva da anni.
Grazie a quei ragazzi e alla stupenda Sylvia, James riceve la spinta giusta per mettere finalmente su la sua opera di successo: Peter Pan, dedicata proprio al piccolo Peter che fa di tutto per andare alla prima dello spettacolo nonostante il malore improvviso della madre, malata ai polmoni.
I bambini del pubblico assistono rapiti allo spettacolo, guardano quel mondo stupendo che si dipana davanti ai loro occhi stupiti, ridendo e partecipando essi stessi alla magia dello spettacolo e,così avvenne ciò che sperava James era riuscito a coinvolgere anche il pubblico più diffidente in una contagiosa risata collettiva. Peter non avrebbe potuto commentare tutto ciò in modo migliore: “è magico”.
E’ la grave malattia di Sylvia a riportare la famiglia al mondo reale…James passa gli ultimi giorni di vita con lei, standole accanto e allestendo direttamente nel suo salotto il suo spettacolo teatrale che desiderava tanto vedere. Finalmente riesce a farle vedere qualcosa di molto prezioso: riesce a mostrarle “l’Isola che non c’è”, così come le aveva promesso il primo giorno del loro incontro. Ed è dopo la visione di Neverland nel salottino di casa sua che Sylvia lascia questa vita per andare in “quel mondo”. obbiettivamente migliore.
La moglie Mary reputa James una presenza affascinante e inafferrabile, una mente troppo lontana dalla sua visione del mondo, per lei EGLI è semplicemente “un adulto che passa il tempo a giocare con i bambini in un mondo che non esiste”. Ma quel mondo per Peter e la sua famiglia fu di vitale importanza e cambiò gli ultimi giorni di vita a Sylvia che nel testamento lasciò i suoi figli in affidamento alla nonna e a James: il padre, l’amico, il compagno di avventure. James e Peter nel finale si ritrovano soli, sulla stessa panchina in cui si incontrarono all’inizio della storia. Ed è con lo straziante incoraggiamento di James al suo piccolo amico che si conclude questa meravigliosa fiaba: “Basterà crederci e potrai vederla quando vuoi…”.
James Barrie non era tanto un ragazzo troppo cresciuto o un uomo che non voleva crescere, era semplicemente consapevole che nei momenti di difficoltà vi è sempre un mondo personale in cui rifugiarsi, un mondo nato dalla propria fantasia, senza catene che legano ad una vita di pregiudizi e perbenismo…Il mondo che James ha creato è ciò che di più bello ogni individuo possa immaginare, e con quella voglia di vivere e quell’entusiasmo fantastico James Barrie ha regalato ai primi anni del secolo scorso un mito immortale.

Marc Forster muta la macchina da presa negli occhi di James e a flash continui ci regala le sue visioni fantastiche nella monotonia della routine giornaliera, riproducendo quei mondi così particolarmente magici e inquietanti che vincono il confronto con i precedenti film dedicati al mito di Peter Pan.
Il cast stellare e perfettamente calzante ci regala un Johnny Depp che, a parte perfetto accento inglese e completo primo novecento, non sembra abbia dovuto mutare eccessivamente per entrare nel personaggio di James: Johnny da 4 anni guarda la vita con occhi diversi, entusiasti, felici, come un bambino, come James… Alla conferenza stampa dichiara: “in un mondo di orrore la fantasia è una benedizione”, e così, come fece Mr Barrie un secolo fa, Johnny Depp regala in un periodo non facile per il mondo un po’ di magia e fantastia con un personaggio che gli ha permesso di sfoggiare il suo particolare humor e la sua delicata sensibilità.
Lega molto con Freddie Highmore, il piccolo e bravissimo interprete di Peter, tanto che ha dichiarato di aver pianto nel separarsi da lui. “Ho scoperto che crescere ha i suoi vantaggi, arricchisce del dono della pazienza, aiuta ad accettare i propri limiti e ad apprezzare il rapporto con gli altri, ma alcuni lati infantili li ho conservati, e forse chiunque faccia il mio mestiere li ha. E li ho scoperti con la paternità, i bambini ti fanno ritrovare il sneso del gioco e la fantasia. Certo, la paternità è stata utile per il personaggio di Barrie, ha reso più facile il rapporto con i bambini. Abbiamo stabilito una grande complicità, anche come attore c’è molto da imparare dalla loro franchezza, soprattutto nei momenti di paura, una vera e propria intesa. L’ultimo giorno delle riprese è stato molto doloroso”.
Inoltre fra le altre stelle del cast abbiamo una Kate Winslet che sfoggia il suo caratteristico sguardo malinconico che non poteva essere più adatto per il personaggio di Sylvia, magistralmente interpretato.
L’amore spirituale dei due protagonisti è degno di far parte delle love story più struggenti, un rapporto sentimentale complesso che sfida le regole del tempo.
Infine non si può non citare Dustin Hoffman anche lui perfettamente dentro i panni del personaggio del produttore delle opere di James.
Finding Neverland che uscirà nelle sale italiane sotto il periodo natalizio, è un film per adulti e bambini, che sinceramente consiglio a tutti: commuove senza cadere nello struggente, diverte senza tralasciare la malinconia e la riflessione, e poi cosa difficilissima: riesce a creare come pochi film riescono a fare il perfetto connubio tra il biografico e il fantastico.
By Capitan Fra

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