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IFOD: Italian Fans of Depp

Johnny Depp per GQ Germany: la traduzione esclusiva

GQ Germany ha intervistato Johnny Depp in esclusiva riguardo alla nuova campagna di Dior Sauvage, gli Hollywood Vampire e i suoi eroi. L’articolo è stato pubblicato nel numero di marzo della rivista.
Qui sotto potete leggere in esclusiva l’intera intervista tradotta in italiano.
Traduzione di Monica della Croce

Johnny Depp ci parla dell’ essere ‘cool’ (figo), della solitudine e della sua nuova campagna Dior!
Per la seconda volta Johnny Depp è il protagonista della campagna Dior Sauvage. Nell’intervista esclusiva racconta perché preferisce rimanere nell’ombra e spiega ciò che rende davvero interessanti gli uomini cosiddetti ‘cool’. Tutte le foto del servizio fotografico possono essere trovate nell’attuale GQ, che è ora disponibile nei negozi.

Signor Depp, parliamo dell’essere ‘cool’: tu sei spesso definito ‘cool’. Cosa significa per te? Chi definiresti ‘cool’?
‘Cool’ può significare tante cose diverse. Ho sempre pensato che ogni singolo individuo possa essere ,cool’, ossia qualcuno che è semplicemente se stesso. In realtà è piuttosto semplice’, mi piacciono quelle persone per così dire ‘cool’. Patti Smith è cool perché lei è pura. Iggy Pop è cool perché è puro. Jim Morrison era ‘cool’ e genuino. Marlon Brando era ‘cool’ e genuino. Hunter era ‘cool’.
Sai, proprio oggi una persona mi ha parlato del suo lavoro come consulente per i bambini con l’HIV. Bambini che sono stati adottati. È così coraggioso da parte sua dare qualcosa agli altri in questo modo. Mi ha impressionato così tanto che ho voluto essere abbracciato da lui. Ho lavorato molto con la Fondazione Make-A-Wish e ho avuto la possibilità di conoscere questi bambini. Bambini con cui il destino non è stato “buono” con loro e che devono affrontare ogni giorno gravi malattie e dolori. Nei loro occhi non c’è paura, ma solo coraggio. È davvero fantastico e quindi ‘cool’. Mi devo considerare ‘cool,? Non so se questo mi appartiene davvero, forse le persone mi vedono così perché sono un tipo piuttosto tranquillo.

In estate farai un tour europeo con la tua band Hollywood Vampires. Quanto è importante la musica nella tua vita?
La musica è tutto, anche nel mio lavoro. L’accesso al mio lavoro come attore, è lo stesso del mio lavoro come musicista. Mi occupo di questo, imparo, ascolto. Ho imparato a suonare la chitarra da solo, ascoltando dischi, ho sempre avuto una buona predisposizione già in partenza ad allenare il mio udito per tracciare le sfumature della voce umana. Che si tratti del timbro, dell’accento o dell’attacco. Da bambino mimavo e imitavo diverse persone, e probabilmente questa mia attitudine mi ha aiutato molto. La uso costantemente nel mio lavoro. Penso che ognuno di noi abbia una colonna sonora nella propria testa in qualsiasi momento. Per certe scene uso la musica. Se voglio concentrarmi su una determinata situazione, o se devo provare o mostrare qualcosa, allora funziona con una canzone, in pochi secondi. Alcune canzoni evocano immediatamente i ricordi. La mia memoria è ordinata a scomparti musicali. Ecco perché uso la musica molto spesso.

Cosa significa la parola “maschio” per te?
Un vero uomo è un uomo che mantiene la sua parola. La definizione di un’ uomo deve essere vera, leale e presente. Deve lottare contro ogni ingiustizia, sia nel suo piccolo a livello quotidiano, che su larga scala, con o senza paura. Essere ‘maschio’ significa apparire al mondo come se stessi, quando non c’è nient’altro. E significa essere sinceri e affidabili.

Hai fatto una campagna Dior per la seconda volta, pensi che l’immagine che Dior e il fotografo Jean-Baptiste Mondino hanno creato per “Sauvage” rifletta la tua personalità?
Penso che quando Jean-Baptiste guarda qualcuno, è come se sezionasse la sua personalità. Si sposta uno ad uno dopo l’altro per trovare l’aspetto che lo interessa o lo ispira, e poi vi cattura quello che c’è in te. In questo caso è dimostrato ad esempio, dal lupo. Il lupo è una figura solitaria, giusto? C’è una parte di me che tende sicuramente ad essere un solitario. Non mi troverai mai nel mezzo di una folla.

Quindi sei molto di più di un solitario?
Preferisco stare nell’ombra e mi piace stare in secondo piano. Mi sento meglio al buio. Jean-Baptiste Mondino è riuscito a catturare questo lato di me. Sono una persona timida. È interessante però sapere che quando recito un ruolo, non ho alcun tipo di restrizione. Posso fare qualsiasi cosa davanti alla telecamera. In effetti è un po’ strano sentirsi meglio davanti alla telecamera interpretando un ruolo, piuttosto che sentirsi a proprio agio nella propria pelle. Se dovessi alzarmi durante una cena per fare un brindisi… sarei un vero disastro! In questo caso nel personaggio per Dior, si apre un mondo completamente diverso, Jean-Baptiste è riuscito a catturare qualcosa di mio, la mia parte che non vuole parlare di tutte queste stranezze, o che non vuole percepirle affatto. E mi riferisco alla parola “celebrità” o “figura di spicco” e a tutte le altre sciocchezze con cui non riesco davvero a connettermi.

Pensi che Mondino abbia utilizzato alcuni ruoli da te interpretati per la campagna Dior? C’è qualcosa dei personaggi dei film che hai interpretato?
No, non c’è. Sai più che altro cosa mi ha ricordato più di ogni altra cosa? Per un attore recitare non è la cosa più importante, ma reagire. Ecco di cosa si tratta, e devi fare una delle cose più difficili del mondo, ossia essere semplice. Essere semplicemente in uno stato di essere. Sembrava molto naturale, non assomigliava affatto ad un ruolo. Gli ho dato questo mio stato di essere, e si è liberato, strato dopo strato, finché non ha trovato ciò che gli interessava. Lo ha rivelato e l’ho accettato. Mi ha permesso di sentirmi coinvolto, e questa è la sua bellezza. Non aveva nulla di programmato, ingombrante o intenzionalmente ‘cool’ o insolito. Solo l’aspetto che ha per la luce, come colpisce le montagne. Lui è un maestro in questo. Onestamente, mi sono divertito di più con i pochi giorni di riprese nel deserto che con la maggior parte dei film, perché mi sembrava naturale.

C’è una persona che vorresti interpretare? Un personaggio della storia o del presente o qualcuno che ti ispira in particolare?
Oh sì, ci sono persone che mi affascinano e libri dai quali sono ossessionato. È possibile amare davvero un personaggio immaginario. Ad esempio, ”Il giovane Holden”. Nessuno dovrebbe effettivamente guardare una versione cinematografica di Holden Caulfield. Holden Caulfield deve assomigliare solo all’immaginazione del lettore, come descritto da J. D. Salinger.
Poi hai queste grandi personalità, ad esempio Picasso: non puoi mai renderle giustizia, ed è per questo che dovresti preferire starne alla larga.
Oppure prendi “On the Road” (Sulla strada) di Jack Kerouac. Quella era la mia Bibbia da bambino e lo è ancora per molti versi. Mi ha dato così tanto e mi ha aiutato a crescere. Non ho mai pensato che questo libro dovesse essere girato. Non ho visto il film di qualche anno fa, ma conosco il regista, Walter Salles. È un bravo ragazzo, ma il personaggio di Sal Paradise di “On the Road” è Jack Kerouac in persona, giusto? È difficile pensare a qualcun altro o immaginare qualcun altro. È troppo bello per essere falsificato.

Ci sono icone di Hollywood che ti hanno ispirato durante la tua carriera e e che ti hanno fatto fare quello che vuoi?
In definitiva, sono sempre stato ispirato da personalità individuali, sia in televisione che nei film. Persone reali, tipi molto diversi di comici, intrattenitori, attori o cantanti. Queste persone uniche mi hanno davvero ispirato, ad esempio Charlie Callas o Don Rickles, Foster Brooks, che è stato in grado di imitare un ubriaco, Dean Martin, Marlon Brando, Yul Brynner. Questi erano tutti quanti chiaramente definiti e individui completamente unici, e per me questa è la cosa più importante. Non hanno mai provato a imitare nessuno. Sono andati per la loro strada ed è stato unico. La generazione attuale e la generazione che viene dopo di me pensa di non dover sperimentare quell’individualità, queste persone che sono assolutamente uniche. Nel frattempo, tutti vogliono solo diventare famosi per essere famosi. Ma perché vorresti essere famoso? Non lo so, e non mi interessa.

Il tuo personaggio più famoso è senza dubbio il Capitan Jack Sparrow. Quanto è divertente interpretare questo personaggio? Quanto sei connesso con lui?
Per interpretare un uomo come Jack Sparrow – che può semplicemente dire tutto , anche se non ha senso, poi però deve cercare in qualche modo di dare un senso a quello che dice, che a sua volta rende tutto ancora più confuso e astratto, per poi alla fine farla franca … è strano. Quando interpreto Capitan Jack, devo sorridere per quasi tutto il tempo. Essere lui mi fa ridere. Può fare qualsiasi cosa, può dire tutto. “Ciao, tesoro!” Può essere incredibilmente cattivo. Il suo personaggio è il contrario di quello che sono io. Posso anche essere cattivo, ma non sono mai stato così estroverso come lui. Sono sempre stato molto timido. Per diventare Capitan Jack Sparrow, trovarlo in me, lasciarmi andare in quel ruolo, ed essere semplicemente assurdo e irrispettoso e provare assurdità nel ruolo stesso, è un assolutamente un’ esperimento senza fine.

Quanto c’è di quello che è scritto nella sceneggiatura? E quanto c’è di te nel ruolo?
Sono in questo business da molto tempo e ho sempre riscritto le singole frasi. A volte hai una sceneggiatura e suona fantastica, ma in realtà non funziona, perché le persone non parlano come lì sulle pagine. In generale, le persone nella realtà non parlano tanto quanto nei film. Ecco perché ho sempre riscritto le singole parti. Ma scrivo tutto con Capitan Jack. Ho smesso di leggere le istruzioni sulla scena molti anni fa. Certo, quando leggo una sceneggiatura per la prima volta, leggo i dialoghi e le istruzioni per capire qual è il film nel suo complesso. Ma dopo di questo non rileggo più le istruzioni. Non voglio sapere cosa fare o dove stare, deve semplicemente accadere. Quindi hai più libertà. Certo, il regista può indicare la sceneggiatura, se lo desidera. Ma preferirei non sapere nulla a riguardo. A volte una scena è auto-esplicativa.

Quali criteri usi per scegliere i tuoi film?
Dipende. Con una sceneggiatura, di solito posso dirlo dopo le prime dieci pagine o anche dopo le prime tre o quattro pagine. Normalmente mi bastano dieci pagine prima di decidere una sceneggiatura. Dopodiché, so se sono la persona giusta per il film. Accetto il ruolo solo se sento di poter contribuire con qualcosa al film, alla visione. Qualcosa che non è stato fatto mille volte prima riguardo alle prestazioni o all’interpretazione di un ruolo. Questo è tutto. Se qualcosa mi tocca o mi incuriosisce, allora posso pensare alle immagini del personaggio di cui sto leggendo. I primi pensieri vengono da me, e nove volte su dieci, i primi pensieri sono i migliori. Kerouac ha anche detto che il primo pensiero è il migliore. Anche Hemingway. Alla domanda su come diventare un bravo scrittore, che è la sfida più grande, ha detto: “Tutto quello che devi fare è scrivere una frase vera”. Sembra così facile, ma è incredibilmente difficile.