DeppDictionary

Lo storico DeppDictionary scritto da Johnny Depp Italia – Italian Fans Of Depp.

Dalla A alla Z tutte le dichiarazioni di Johnny e gli aneddoti riguardanti la sua vita!

A

ALTER EGO: “Mi chiedono se nei personaggi che faccio ci sia qualcosa di Tim Burton e io mi auguro di no. Be’ forse un po’ di Willy Wonka c’è in Tim… per lo meno la nostalgia per gli irripetibili anni settanta”.

AMERICA:

  • “Gli Stati Uniti sono un Paese giovane, e su quali basi è stato costruito non si dice nei libri di scuola. Gli americani hanno riscritto la loro storia. Non studiano il genocidio degli indiani, imparano che il Presidente Jackson era un grand’uomo mentre in realtà era un assassino, responsabili di omicidi, stupri, massacri. Di menzogne così ne hanno fabbricate parecchie.”
  • “L’America è un paese molto violento. Ed è una violenza basata sull’ignoranza. Lì è diventato quasi un atto eroico essere violenti”.
  • “Mi hanno fatto passare per anti-americano, ma non lo sono. Sono solo critico verso l’attuale politica, come potrei non esserlo? Ma rimango americano e non mi sento francese anche se vivo in quel Paese”.
  • AMICIZIA: “Per me è fondamentale: non mi interessano i soldi, la notorietà, le competizioni. Sono un amico dei colleghi che stimo, Sean Penn, Al Pacino, John Malkovich, Edward Norton, John Turturro; dei registi che scelgo, da Tim Burton a Rodriguez; della mia donna e, da ultimo, sono diventato “psicologicamente” amico di molti scrittori per i miei ruoli nei film”.

    ATTORE: “Lo sono diventato per caso. Quando superai il primo provino e fui assunto per Nightmare non ci credevo, e presi a studiare da Stanislavskij a Cechov. Ma è un mestiere che si impara facendolo. Il segreto è: fai quello che sai fare, non imitare gli altri”.

    B

    BANKABLE: “è una parola che a Hollywood usano sempre. Significa uno che fa fare i soldi. La odio. E odio tutte quelle liste, i top 5, i top 10. Per anni non ci sono stato, tornerò a non esserci. Non mi è mai interessato e tutto questo mi sembra ancora più lontano visto dalla Francia”.

    BARRIE: Per me non è solo uno che ha inventato una favola. L’ho vissuto come un personaggio oscuro, pieno di sofferenza e per questo mi piace Neverland: non è zuccheroso, non suona falso, ma racconta che Barrie aveva un dono speciale: riusciva a parlare coi bambini, a entrare nel loro mondo e aveva capito che bisogna cercare di salvare il bambino che è in noi. Io continuo a provarci”.

    BRANDO:

  • “Marlon è stato il più grande regalo che abbia mai avuto, è arrivato come un intervento divino. Lavorare con lui è stato un piacere, ma la cosa migliore è stata conoscere l’uomo: un vero genio, una persona brillante, generosa e buffa”.
  • “Ci siamo parlati per telefono un paio di volte e poi abbiamo deciso di vederci. Ero molto nervoso. Il mito, la leggenda di Brando mi rimbalzava in mente mentre guidavo verso casa sua. Quando sono arrivato sul viale d’accesso, ho visto il suo cane, Tim, che mi veniva incontro, poi questa silhouette nell’ombra della sera e ho sentito: “Hey!”. Da quel momento tutto il mio nervosismo è sparito. Marlon ha questa grande capacità di farti sentire a tuo agio, e tutte le cose che avevo sentito sul suo conto si sono disintegrate. Sul set è uno degli attori più generosi che abbia mai conosciuto: ha settant’anni, ma spesso è come se ne avesse venti”.
  • C

    CASE: Johnny possiede moltissime case. Vive in una bellissima villa nella Provenza, possiede una casa a Parigi, un castello appartenuto a Bela Lugosi, stile gotico e una casa su un isola dei Caraibi.

    CIRCO: “Mi piace il circo. Tim Burton sarebbe un grande circense, forse lo è. Anche Willy Wonka ricorda un personaggio da circo, con quei vestiti incredibili, è anche un po’ una rockstar: mi ricorda Brian Jones, così come Jack Sparrow mi ricorda Keith Richards. Gabriella Pascucci, la costumista, ha fatto un lavoro splendido. Abbiamo passato ore a parlare”.

    COLLEZIONI: Johnny colleziona miniature di scheletri, dipinti di clowns, libri di Kerouac, lampade liberty lalique e molte altre cose… eh si, ama collezionare.

    D

    DEPP: Nel 2002, durante l’intervista con James Lipton al Talk Show Inside the Actors Studio, Johnny afferma ironicamente che il suo cognome significa “idiota” in tedesco. Tuttavia, secondo il biografo Denis Meikle, il ramo americano dei Depp è iniziato con Pierre Deppe (la “e” è stata più tardi eliminata), figlio di ugonotti francesi che si stabilirono in Virginia intorno al 1697 per fuggire dalla persecuzione nella loro terra di origine.

    DENARO: “Lo uso. Per comprare la mia privacy, perchè in questo mestiere non ti è concesso di essere una persona normale. Con il denaro riesci a comprarti un po’ di normalità e sopratutto un po’ di privacy”.

    DENTISTA: Traumatizzante esperienza per Johnny che dopo una dolorosissima operazione per farsi incapsulare i denti d’oro (per il personaggio di Jack Sparrow) a fine riprese del primo film ha rifiutato di tornare dal dentista ed è ripartito con tanto di capsule d’oro per Parigi.

    DESTINO: “Credo che ci debba essere qualche ragione per cui le cose vanno in un certo modo, magari noi non riusciamo a comprendere, ma è così. Se sono qui oggi, ci deve essere un motivo che va oltre la fortuna, credo ci sia qualcosa. Non so cosa”.

    DIO: “Si. Credo in Dio, credo che Dio sia tutto: aria, alberi, tutto. Lei, lui, esso, non ha importanza. Non credo invece nelle religioni”.

    DROGA:

  • “Da ragazzo ho avuto problemi con la droga, ma per fortuna, quando ho preso conoscenza di ciò che stavo facendo ne sono uscito”.
  • Un’esperienza divertente è accaduta poco tempo fa all’aeroporto di Miami dal ritorno del Perù: “Il tizio della dogana mi ha aperto la borsa ed è esploso un flacone di polverina. Sembrava che avesse scoperto un filone d’oro!” invece, povero Johnny, erano solo vitamine!
  • “Mai stato cocainomane. Ma ho preso un sacco di medicine e bevuto tanto alcol. Cercavo di stordirmi per non pensare, per non sentire la confusione. Era stupido, lo so, ma è una cosa umana: una questione di paura e di ignoranza”.
  • E

    EUROPA: “Mi piace l’Europa perchè ha alle spalle secoli e secoli di storia, e la rispetta.”

    EX: “Sono un ex selvaggio, un ex bad-boy, un ex ribelle. Ed perché ora sono un padre.”

    EDWARD MANI DI FORBICE: “Stavo facendo il serial tv 21 Jump Street e mi mandarono la sceneggiatura. Mi piacque subito. Avevano fissato un incontro con Tim Burton, e quando l’ho saputo volevo cancellarlo. Ero imbarazzato. Pensavo che fosse impossibile che lui mi potesse vedere come protagonosta, non avevo nessuna speranza. Sarei andato lì, mi sarei seduto di fronte a lui e mi sarei sentito solo un idiota. Ma il mio agente mi costrinse ad andare. Grazie a Dio. Più tardi fecero anche la versione pornografica, si intitolava Edward mani di pene. E’ molto divertente. Ve lo consiglio.”

    F

    FILM: “Casablanca è il mio film preferito. Non sono molto aggiornato, perchè ultimamente non sono più andato al cinema. Guardo più che altro cartoni animati con i miei bambini e poi vecchi film francesi, e americani, Bogart e cose del genere”
    “Questi film mi hanno fatto scoprire un mondo nuovo, amo la capacità di questi film di filtrare la realtà attraverso l’immaginazione”:
    “Il Tempo dei Gitani” (di Emir Kusturica)
    “La Dolce Vita” (di Federico Fellini)
    “La Bella e la Bestia” (di Jean Cocteau)
    “Il Padrino” (di Francis Ford Coppola)
    “Daunbailò” (di Jim Jarmusch)

    FILM PER BAMBINI: “è una decisione conscia quella di fare film che i miei figli possano vedere. A casa ho messo sotto chiave i dvd di molti dei miei precedenti film. Saranno tabù per parecchi anni. Dopo La Maledizione della Prima Luna ho vissuto un’emozione nuova: i bambini mi fermano per strada e mi chiamano Capitan Jack… è veramente qualcosa di emozionante, esaltante. I bambini sono il futuro”.

    FIGLI: Ha 2 figli: una femmina, Lily Rose Melody (27 Maggio 1999), e un maschietto, Jack John Christopher (9 Aprile 2003). “Johnny Depp papà è un uomo assolutamente innamorato. Più volte mi sono detto che tutto ciò che ho fatto prima del 27 maggio 1999 era una sorta di illusione, un’esistenza senza la vita. La nascita della mia prima figlia mi ha dato la vita. I miei bambini hanno influenzato le mie scelte prima di nascere. I miei primi film, gli spettacoli in tv, erano accompagnati da un senso di frustazione. Poi un giorno ho cominciato a poter scegliere e allora ho giurato a me stesso che avrei fatto solo cose di cui poter essere fiero, di cui i miei figli avrebbero potuto essere fieri. Anche la decisione di vivere in Francia è stata dettata da loro, non farei mai crescere i miei figli a Hollywood, nessuno dovrebbe farlo”.

  • “Volevo che i miei figli crescessero in una cittadina dove a scuola si può andare a piedi e non armati”.
  • “Mi piace raccontare fiabe ai miei figli inventate e scritte da me e che parlano anche della difficile realtà”.
  • “Quella certa chiave che ti viene data quando diventi padre, ti rende un essere umano migliore. Ma insieme a quella chiave hai anche molte più responsabilità. Improvvisamente tutto quello che fai importa perchè i tuoi figli guarderanno e seguiranno le tue azioni. Questa consapevolezza mi ha dato un certo coraggio, una certa forza per andare avanti in una maniera adeguata a rendere i miei bambini orgogliosi del loro padre. Per come la vedo, io e Vanessa non abbiamo fatto nascere i nostri figli: sono stati loro a far nascere noi. Credo fermamente che ci abbiano scelti per poterci insegnare a vivere. Pertanto oggi mi sento meglio riguardo al mio lavoro perchè mi sento meglio riguardo alla mia vita”.
  • “La paternità ti fa svegliare e ti dà in qualche modo l’opportunità di essere chi realmente sei. Prima che nascessero i miei figli, mi agitavo quando tenevo in braccio un bambino. Sembravano così fragili. Li tenevo per un minuto e poi dicevo “Ok, prendilo”. Perciò mi sono meravigliato di quanto rapidamente, quasi immediatamente, io sia stato a mio agio con la mia bambina. Ne giro di ventiquattro ore, ero a posto con i pannolini e tutto il resto. Uno dei momenti più sorprendenti della mia vita è stato quando ho tenuto in braccio mia figlia Lily-Rose appena nata. Non aveva neanche tre ore, e io la stringevo tra le braccia. I suoi occhi piccoli erano quasi mezzi aperti. Stava scivolando nel sonno. Guardando quegli occhietti, ho pensato: “Mio Dio, non sarò mai così vicino ad un essere umano nella mia vita”. E non lo sei fino quando non arriva il tuo secondo figlio. Prima che nascesse avvertivo una strana sensazione, ero un po’ preoccupato. Mi dicevo: “Come posso amare il secondo quanto il primo, è possibile?” E quando il piccolo Jack è arrivato, è stato un istante. Un solo istante. Sembrano così fragili”.
  • “La paternità non ha cambiato la mia vita, me l’ha data. I miei bambini sono meravigliosi. Anche quando erano piccolissimi, io imparavo da loro. Adesso mi figlia ha undici anni e Jack ne ha otto. Entriamo in queste conversazioni piuttosto profonde. I miei figli mi rivolgono domande che mi fanno giare la testa. Hanno assolutamente portato purezza nella mia vita. Pura gioia. Non posso dire di averla avuta prima di nascessero i miei bambini”.
  •  
    FUMO: Johnny fuma veramente tanto… Al Festival di Venezia del 2003 in conferenza stampa sul tavolo davanti a sè aveva una serie di cartine con una scatola di tabacco e si fabbricava le sue amate sigarette “Made in Depp”. “Ormai ho desistito a rinunciare ad una cosa che sento che mi fa bene… anche se non è così”.

    G

    GIARDINAGGIO: Sostiene che il denaro gli abbia offerto solo il lusso della normalità, non è più sicuro di voler fare l’attore, se non fosse per i soldi si sarebbe dedicato al giardinaggio da un pezzo, come fa sempre nel tempo libero nella sua tenuta della bellissima casa in Francia.

    GENE WILDER: “è stato strepitoso in Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato. Lui è il film. La prima volta me lo sono riguardato solo per il piacere di farlo. Le altre l’ho studiato per cercare di essere diverso”.

    H

    HOLLYWOOD: “E’ un mondo che non capisco. La gente parla di fama, di soldi e di successo, di grandi film e di carriera, intanto boccheggia nella vaschetta dei pesci rossi dove non c’è altro che acqua sporca. Non è questo che voglio. Si, ho sempre saputo, che questo non mi avrebbe dato la felicità. Non mi considero nemmeno uno di Hollywood. Io d’altronde vivo in Francia.”

    I

    IDOLI: “In realtà sono ancora uno studente e di modelli ne ho in diversi campi. Vediamo… Il primo è sicuramente Marlon Brando. Poi Iggy Pop, Vincent Van Gogh…”

    INNOCENZA E PUREZZA: “Lo so che alcuni pensano che i film che sto facendo sono diversi da quelli che facevo prima, ma in realtà è sempre intorno a questi due temi che ho lavorato. Edward mani di Forbice era un mostro innocente, Gilber Grape o lo zingaro di Chocolat erano innocenti. Anche nell’unico film che ho fatto da regista, Il Coraggioso, il protagonista mantiene la sua purezza di fronte alla tortura e alla morte”.

    ISTINTO: “è l’unica cosa di cui un attore dovrebbe tener conto: è l’istinto che mi dice che il film è giusto per me, che mi spiega come interpretare quel ruolo. Io metto continuamente alla prova il mio istinto, voglio essere sicuro di poter contare su di lui”.

    L

    LIBRI: Le passioni letterarie di Johnny sono…
    “On the Road” di Jack Kerouac, colleziona i suoi manoscritti.
    “Feroci invalidi di ritorno dai Paesi Caldi” di Tom Robbins
    “La mano di Dante” di Nick Toches
    “Ginger Man” di J. P. Donleavy
    “The Carbon Diaries” di Saci Llyod
    “La Spaccata” di Jean Cocteau
    “Poesie” François Villon
    “In Bicicletta a Beverly Hills” William Saroyan
    “Festa Mobile” di Ernest Hemingway

    LIBERTINO: “Ripeto sempre che ora faccio film perché li possano vedere i miei figli. e potranno vedere anche The Libertine. Diciamo tra un ventina d’anni. Perché l’ho fatto? John Wilmot è morto a 33 anni per acolismo e sifilide, come diceva Samuel Johnson ha dissipato giovinezza e salute in lasciva voluttà“.

    M

    MATRIMONIO: Johnny si è sposato appena ventenne con Lori Alison, per poi ottenere il divorzio dopo pochi anni. Ora vive con la sua compagna Vanessa Paradis, con cui ha avuto due figli. “Non ho sposato ancora Vanessa perchè ha un cognome così bello, Paradis : non voglio rovinarglielo con il mio… Vanessa Depp non sarebbe altrettanto affascinante. E’ una battuta, d’accordo, non mi guardi male. Adesso le spiego perchè io e Vanessa non siamo sposati. Stiamo insieme da cinque anni, siamo più che mai una famiglia e finora non abbiamo sentito il bisogno di ufficializzare. Soltanto negli ultimi tempi Vanessa ha cominciato a chiedermelo. Ne abbiamo parlato a lungo e insieme abbiamo deciso di aspettare ancora un pochino: vorremmo che i bambini fossero entrambi abbastanza grandi per godersi la festa. Mi immagino una grande festa gitana, con musiche alla Bregovic”.

    MUSICA: Johnny voleva diventare una rockstar, ama la musica, la madre disperata gli compra una chitarra elettrica usata per 25 dollari tanto che a 13 anni aveva già fondato il gruppo rock The Kids.

  • “Volevo essere una rockstar. Suonavo la chitarra elettrica a 12 anni, ascoltavo Bob Dylan, Van Morrison, gli Aerosmith. Poi scoprii le colonne sonore. Forse è stato lì che inconsciamente mi sono avvicinato al cinema”.
  • “Aver fatto musica mi ha aiutato, ancora adesso il mio approccio ai film, ai personaggi è musicale. Non so se mi spiego: in qualche maniera la mia recitazione è una specie di jam session. Ecco, sì: recitare è come il jazz”.
  • N

    NEVERLAND: “Non credo nell’idea di rimanere bambini per sempre, perchè ho scoperto che anche crescere è una grande avventura. Ma ho trovato in Francia la mia Neverland. Prima dei 15 anni ho cambiato casa trenta volte, una volta ci siamo trasferiti nella casa di fronte e non ho mai capito il perchè. La Francia è stato un grande regalo, è il primo posto che posso chiamare casa”.

    NOSTALGIA: “Non ho nostalgia per il mio passato. Ho nostalgia per il passato in assoluto: gli anni sessanta di Kerouac, gli anni venti a Parigi, il 1890 di Dead Man, il 1904 di Barrie. Faccio film per vedere non un posto nuovo, ma un tempo diverso”.

    P

    PIRATI:

  • “L’immagine romantica dei pirati è in me fin da quando ero piccolo. E mia figlia, che ha quattro anni, quando ha visto il trailer è impazzita. Adesso è convinta che io sia un pirata sul serio”.
  • “Mia figlia è entusiasta di avere un papà pirata. L’altra sera, a una cena, una signora le ha rivolto un po’ di quelle domande stupide che si fanno ai bambini e a quella, classica, sul mestiere dei genitori ha risposto: La mia mamma è una cantante, il mio papà fa il pirata”.
  • PORTAFORTUNA:

  • Dei pesantissimi scarponi neri indossati durante un’intervista: “Non potevo lasciarli a casa, sono come due amici. E sono pieni di ricordi. Hanno anche un paio di buchi fatti da Kusturica con un Winchester sul set di Arizona Dream. Non è che mi ha sparato in un piede… Eravamo nel deserto, stavamo facendo il tirassegno con delle pallottole…”
  • Cinque grossi bracciali fabbricati da sua figlia, colorati di stoffa e cartapesta, rigorosamente esposti sul braccio destro durante la conferenza di Once Upon a Time in Mexico a Venezia.
  • PETER PAN: “è un classico per bambini, ma io ero un bambino diverso. Preferivo i mostri, quelli anni Trenta, come Frankenstein, Dracula o la Mummia. Non avevo letto libro né tantomeno visto la commedia, la prima volta l’ho scoperto grazie al cartone Disney. E il mio preferito non era Peter ma Capitan Uncino”.

    PAPARAZZI: “I paparazzi sono la sofferenza più grande. Da quando io e Kate abbiamo cominciato a frequentarci sono andato ad una sola sfilata. Non voglio renderle le cose ancora più difficili. Sarebbe bello passeggiare insieme per andare ad un ristorante senza essere assaliti. Ma non voglio dare l’impressione di lamentarmi, perchè non ho preoccupazioni materiali come pensare a trovare un impiego. Non ho alcun diritto di lagnarmi, perchè ho scelto di lavorare nel cinema e ciò significa dover vivere con quel tipo di esposizione. Tuttavia, è veramente sgradevole svegliarsi ogni mattina e rendersi conti non avere più una vita privata”.

    Q

    QUARANT’ANNI: “Averli compiuti non significa niente, piuttosto è un po’ rassicurante. C’è stato un periodo in cui non ero sicuro che ci sarei arrivato, quello che chiamo il mio periodo James Dean. L’unica differenza nel non essere più un giovanotto è l’abbandono del concetto di invulnerabilità, è da parecchio che mi sento mortale, quindi umano. E francamente mi sembra un bel passo avanti”.

    R

    RIBELLE: ” Per quel che riguarda la ribellione, dobbiamo intenderci bene. Io faccio fatica a pensarmi ribelle nel senso corrente del termine perchè sono assolutamente infastidito dalla superficialità e dall’abuso di questa parola.
    Una volta aveva un significato autentico e positivo che mi piaceva molto. Oggi è diventata un’etichetta preconfezionata per vendere un prodotto. Basta una giacca di pelle un po’ consumata, e qualsiasi giovane attore diventa automaticamente il selvaggio di turno. Io non voglio avere niente a che fare con questi clichè. Bisogna saper dire di no, non lasciarsi incastrare dai compromessi, fare solo ciò in cui si crede, con persone di cui si ha stima. Se per ribelle s’intende questo, allora si, lo sono.”

    S

    STAR: “Non mi sono mai considerato una star. Humphrey Bogart, Clark Gable, Montgomery Clift erano star. Tom Cruise lo è. Io mi considero solo un tipo fortunato: ho un bel lavoro, con un sacco di potenzialità”.

    T

    TATUAGGI: Non passa mai molto tempo fra la comparsa di un tatuaggio e l’altro sul corpo di Johnny, il quale afferma “La mia pelle per me è come un diario, mi piace scriverci cose importanti”. Il celeberrimo “Wino forever”, il simbolo del film “The Brave”, quelli dedicati ai figli e altri misteriosi di cui non sapremo mai il significato… tutti segni che fanno parte del suo mondo multisfaccettato e altamente simbolico.
    (2005) “Ne ho dieci. L’ultimo è quello per Jack, che è anche un po’ per il pirata del film. Uno di cui sono molto fiero è la testa di un indiano sul braccio.”

    TELEVISIONE: La detesto: ogni due minuti c’è una nuova immagine di violenza, la realtà e la fiction si confondono. Non voglio questo per i miei figli. I figli vanno protetti, bisogna salvaguardare la loro naturale capacità di sognare e di credere nelle cose belle, è di questo che parla Neverland: trovare speranza attraverso l’immaginazione, l’abilità di chiudere gli occhi e spegnere la tv.

    TIM BURTON: la collaborazione di Johnny e Tim inizia parecchi anni fa con lo struggente “Edward Mani di Forbice”, e così avanti attraverso un percorso insieme cinematografico e umano. Non importa quale idea baleni nella mente del regista, Depp ogni volta è pronto a trasformarsi e dare vita a personaggi sempre molto sentiti, vividi nella loro stramberia e solitudine. Grazie al loro sodalizio sono nati capolavori che sono tali proprio grazie alla grande affinità che lega attore e regista; come dice Johnny “E’ così piacevole lavorare con lui, è come tornare a casa. Ma sotto sotto c’è un sottile senso di inquietudine, è la paura di non deluderlo, visto che crede tanto in me… è questa la mia benzina, quella che mi fa recitare. E non mi pare mai di fare abbastanza. Anche quando mi dice che è contento, penso che sia bugiardo”.

    U

    UOMO PIù BELLO SEXY DEL MONDO: “Quando mi hanno detto che People mi aveva eletto mi sono vergognato. Ma che significa? Temevo che la gente pensasse che io fossi d’accordo con queste sciocchezze”.

    V

    VANESSA:

  • “Quando è cominciata la mia storia con Vanessa era il 1998. Giravo La Nona Porta e lavoravo giorno e notte. Tornavo nel mio appartamento di Parigi anche alle quattro di notte e Vanessa era là e aveva cucinato per me. Non intendo dire che una donna deve cucinare per un uomo, non sono tradizionalista, ma mi ha sorpreso, era una cosa totalmente nuova per me. Ho capito di avere davanti una donna che non aveva paura di essere una donna”.
  • “Vanessa mi fa sentire un essere umano e non soltanto un prodotto hollywoodiano. Possedendo una tale joie de vivre, mi ha insegnato a essere positivo anziché negativo. Inoltre ha suscitato in me esplosioni di creatività”.
  • VITA:

  • “Non devo chiudere gli occhi per vedere la mia vita da sogno, perchè ce l’ho tutti i giorni con i miei bambini, la mia donna, la mia vita… è quanto più perfetta possibile”.
  • “Tutto ciò che ho fatto fino al 27 Maggio 1999 era una sorta di illusione, esistere senza vivere. La nascita di mia figlia mi ha dato la vita”.
  • Z

    ZINGARI: “Gli zingari sono un po’ come gli indiani d’America, gente meravigliosa per cui la musica e l’arte hanno un’importanza enorme.”

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